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Tubi in cartone o in plastica: quando conviene l’uno o l’altro

ROLL Lab · aggiornato il 24/10/2026 · fonti in fondo alla pagina

In breveIl cartone vince su peso, costo a perdere e riciclabilità con la carta. La plastica vince quando il tubo torna indietro e si riusa molte volte, in ambienti umidi o puliti, o quando serve un carico massimo alto. Il punto di pareggio dipende da prezzo, cicli reali e costo del ritorno.
In questa pagina · calcolatori

I numeri, a parità di misura (cartone = 1)

MaterialePesoResistenza al 3%Carico massimoRiutilizziRischio NIASTemperatura
Cartone1111medianulla
PVC vergine1,761,583,5>35nessuno−20% a 50 °C
PVC riciclato1,851,232,7>25medio−30% a 50 °C
PP vergine1,131,152,54>10nessunosensibile
PP caricato1,231,513,33>15nessunosensibile
PE-HD vergine1,141,082,38>3nessunosensibile
PE-HD riciclato1,161,012,22>5bassosensibile

Rapporti medi stimati dal ROLL Lab; riutilizzi minimi secondo l’esperienza d’uso raccolta dal ROLL Lab. NIAS: sostanze non aggiunte intenzionalmente, rilevanti per il contatto con alimenti.

Un tubo in cartone e un tubo in plastica della stessa misura affiancati

Attenzione: non si misurano allo stesso modo

La carta si prova al primo cedimento (ISO 11093-9): sale, raggiunge un picco e cede. La plastica non ha picco: si ovalizza e continua a resistere, quindi si misura alla deformazione del 3% (ISO 9969). Sulla plastica il carico massimo è circa 2,2 volte la resistenza al 3%. Sulla carta comanda l’umidità; sulla plastica la temperatura: a 50 °C il PVC perde circa il 20% (vergine) o il 30% (riciclato), secondo le stime del ROLL Lab. Le due prove usano anche velocità diverse: 50–65 mm/min la carta, 2–5 mm/min la plastica.

Quando scegliere cosa

Scegli il cartone se…Valuta la plastica se…
il tubo parte con la bobina e non tornaesiste un circuito di ritorno reale
conta il peso (trasporto, movimentazione)l’ambiente è umido o bagnato
il cliente ricicla con la cartaserve pulizia da camera bianca o niente polvere
servono misure su richiesta in piccoli lottiserve un carico massimo alto senza collasso

La formula onesta è il costo per uso: (prezzo del tubo in plastica + costo dei ritorni) diviso per gli usi reali, contro il prezzo del tubo in cartone. Fai i tuoi conti.

Se i conti danno ragione alla plastica, il passo successivo è scegliere polimero e parete: come scegliere un’anima in plastica (plastic-cores.info, la guida gemella di ROLL).

Domande frequenti

Tubi in plastica o in cartone: quando conviene la plastica?

Quando il tubo torna indietro e si riusa molte volte, in ambienti umidi o in camera bianca, o quando serve un carico massimo alto. Il cartone vince su peso, costo a perdere e riciclabilità. Il calcolatore "Carta o plastica?" fa i conti per uso.

Quante volte si può riutilizzare un’anima in plastica?

Dipende dal materiale e dalla cura nel ritorno. Il caso europeo più documentato che abbiamo trovato arriva fino a 50 riusi in prova; l’esperienza d’uso raccolta dal ROLL Lab indica minimi da oltre 3 cicli (PE-HD) a oltre 35 (PVC vergine). Per le dichiarazioni di «centinaia di riusi» non abbiamo trovato dati di prova pubblici.

Quanto costa un’anima in plastica rispetto al cartone?

Nei casi pubblicati circa 3–4 volte un’anima in cartone della stessa misura. Conviene solo se torna e si riusa: con un ritorno al 20% del prezzo del cartone, il pareggio arriva intorno ai 5 usi reali.

Quale plastica scegliere: PVC, PP, PE-HD o ABS?

Il PVC rigido è il più diffuso e resiste bene a umidità e agenti chimici, ma soffre il calore. Il PP è leggero e sopporta temperature più alte. Il PE-HD è tenace anche al freddo. L’ABS dà alta precisione. Si sceglie in base a temperatura, igiene, riusi e taglio.

Le anime in plastica sono adatte al contatto con alimenti?

Esistono anime in PP dichiarate conformi al Reg. (UE) 10/2011. Di solito però l’anima tocca il film, non l’alimento: la conformità si valuta caso per caso con la dichiarazione del fornitore. La plastica riciclata da post-consumo, soprattutto il PVC, di norma non è adatta.

Le anime in plastica resistono all’umidità e allo stoccaggio all’aperto?

Sì: non assorbono acqua, non si gonfiano e non perdono resistenza con l’umidità. Il loro punto debole è il calore: a 50 °C il PVC perde il 20–30% di resistenza, secondo le stime del ROLL Lab, e alcune plastiche riciclate al sole si incurvano.

Un’anima in plastica è un imballaggio per CONAI?

Di norma sì. Per la circolare CONAI su tubi e rotoli (2013) non è imballaggio solo il tubo che fa parte del macchinario e non presenta il prodotto. Il tubo con un semilavorato usato solo in lavorazione è imballaggio ma escluso dal contributo; il tubo che arriva all’utilizzatore finale, come quello del film estensibile, è soggetto al contributo.

Dal 2030 le anime in plastica dovranno contenere plastica riciclata?

Sì, se sono imballaggio: per gli «altri imballaggi in plastica» il PPWR chiede il 35% di riciclato da post-consumo dal 2030 e il 65% dal 2040, come media per stabilimento e anno (art. 7). Lo scarto industriale riciclato non conta.

Le anime rientrano negli obiettivi di riuso del PPWR?

No: l’art. 29 fissa obiettivi di riuso per pallet, casse, cassette, fusti e altri formati elencati, ma le anime non ci sono. Oggi il loro riuso è volontario. Se un’anima è dichiarata riutilizzabile, dal 2029 servirà un’etichetta con QR code.

Fonti

  1. ISO 9969 e ISO 11093-9
  2. Elaborazione ROLL Lab
Prof Core
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